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Chiesa di Santa Maria di Portosalvo PDF Stampa E-mail

La chiesa di Santa Maria di Portosalvo che in origine sorgeva nel largo del Mandracchio ed aveva l'abside prospettante su uno specchio d'acqua, il cosidetto Mare morto o Molo piccolo, porto di pescatori collegato al mare tramite due imboccature scavalcate da ponti su cui correva la Strada Nuova, odierna via Marina. A partire dagli ultimi anni trenta il porticciuolo fu interrato, poi si diede inizio alla modernizzazione della zona, conclusa nel dopoguerra, eliminando il tessuto urbanistico di origine medioevale. Pertanto la chiesa appare estraniata dal suo contesto, ridotta ad insula spartitraffico, unico elemento qualificante dell' ambiente. Essa sorse nel 1554 per volontà di Bernardino Belladonna, scampato ai pirati e ad un naufragio grazie all'intervento della Vergine. Fu sede di una confraternita di marinai che provvedeva alla dote di fanciulle povere. Una serie di lapidi murate sulla facciata ed in sagrestia ripercorre le fasi della storia della chiesa, dalle origini ai vari restauri sette-ottocenteschi, alla consacrazione del 1770. A quel tempo dovrebbe risalire la bella facciata, ornata da stucchi, scandita da colonne e pilastri e con un orologio nel secondo ordine, dove le forme dell'ultimo rococò già volgono verso il classicismo. Curioso il portale, a bugne piatte, con nel timpano un rilievo della Madonna di Portosalvo, seicentesco. A sinistra il seicentesco campanile, col cupolino rivestito di embrici maiolicati policromi.Da notare, infine, la nota cromatica della cupola, coperta da embrici gialli e verdi. L'interno, ad una navata con due cappelle per lato, è rivestita di marmi policromi che una lapide in sagrestia farebbe datare, come gli altari laterali, al 1744. Pertanto mostra un aspetto rococò, rafforzato dagli stucchi del secondo ordine, in cui si inseriscono quadri ed intagli seicenteschi senza grave contrasto. Il soffitto ligneo dorato è l'antico, al centro è la Gloria dellaVergine, tela di Battistello Caracciolo, databile al 1634, quindi di un momento tardo, quando l'arte del maestro allontanatasi dal caravaggismo propende verso cadenze plastiche e disegnative. Altro arredo di grande prestigio è la cantoría intagliata seicentesca, posta sull'ingresso. La balaustra dell'altare maggiore, disegnata da Dionisio Lazzari nel 1647, mostra la tipica decorazione vegetale napoletana in commesso, con inserti di madreperla e pietre dure, ma accanto ad essa appare un motivo legato alla chiesa ed ai marinai, una navicella, posta in due pilastrini, a ricordarci la continua protezione invocata dai marinai devoti alla Vergine. L'altare maggiore marmoreo, eseguito intorno al 1778, è concluso in alto da un Padre Eterno e da due angioletti, scolpiti da Giacomo ed Angelo Viva. Più tardi, nel 1806, il solo Angelo scolpì il San Pietro ed il San Paolo, posti nella cona, ai lati del quadro cinquecentesco della Madonna di Portosalvo. A destra della chiesa, isolata su un'aiuola, avulsa da un contesto ormai distrutto e ridotta al ruolo di elemento spartitraffico, si leva la Guglia eretta nel 1799 dai filo-borbonici a commemorare la loro vittoria sulle armi francesi; nel primo ordine, in medaglioni sono i Simboli della passione (ne manca uno), nel secondo, in pannelli rettangolari, la Madonna di Portosalvo, San Gennaro e Sant’Antonio di Padova.

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