E il sole si spense – Shoah: la voce della memoria

Vico del Grottone, Napoli, NA, Italia
Accessibilità ai diversamente abili
€ 15 per persona
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In occasione della Giornata Mondiale della Memoria, l’Associazione Culturale NarteA accende i riflettori nel sottosuolo della Galleria Borbonica con la visita guidata teatralizzata “…e il sole si spense. Shoah: la voce della Memoria“, ideata con la volontà di far conoscere un luogo “cittadino” carico di testimonianze.
La tragedia dell’Olocausto sarà raccontata attraverso la capacità evocativa del teatro di far rivivere il passato di quei ricoveri bellici dove milioni di napoletani e di ebrei hanno provato a salvarsi dalla più grande persecuzione della storia umana.
La visita guidata teatralizzata non vuole essere un pretesto per creare rumore in un giorno triste, ma un modo per far conoscere, a tutti coloro che interverranno, una ferita della storia che ancora oggi continua a sanguinare, anche a Napoli.

Napoli. Una città che con gli ebrei aveva imparato a convivere da secoli. A ricordarlo non è solo il nome di una via dedicata alla vecchia Giudecca — zona dedita in epoca medievale, alla lavorazione della seta da parte della comunità ebraica residente e dove erano situate due Sinagoghe —, e l’antica toponomastica dei Decumani legata alla Cabalà, ma anche gli eventi che testimoniano un rapporto dalle radici profonde. Il censimento fascista del 22 agosto 1938, registra a Napoli 835 ebrei. Persone perfettamente integrate nel tessuto politico, sociale e culturale della città. Una città che nell’ottobre 1943, due settimane prima della retata antisemita di Roma, poteva ritenersi un rifugio sicuro per gli ebrei, anche se appena un mese prima, la polizia tedesca aveva progettato di mettervi in atto la prima retata antisemita in Italia. Di quell’intento assassino non se ne fece nulla, grazie ad un’imprevista e violenta insurrezione popolare.

NarteA rievoca la tragedia dell’Olocausto, per far rivivere il passato di quei ricoveri bellici dove milioni di ebrei hanno provato a salvarsi dalla più grande persecuzione della storia umana. All’interno degli antichi sotterranei della Galleria Borbonica, il pubblico incontrerà la storia di Milo Koen, un violinista ebreo che si ritrova a fare i conti con la sua memoria, perpetua fonte di struggenti ricordi e dolori. Saranno le note del violino di Milo ad accompagnarne la “fuga”, provando a ricoprire quella “voce” del passato.

 

Galleria Borbonica

Il Tunnel Borbonico, già ribattezzato Galleria Borbonica, prende il nome dal re Ferdinando II di Borbone che nel 1853 ne avviò la realizzazione allo scopo di creare un collegamento segreto sotterrano tra il Palazzo Reale e piazza Vittoria, vicina al mare e alle caserme, in modo tale da consentire una fuga sicura e veloce al Re in caso di pericolo, visti i rischi verificatisi durante i moti rivoluzionari del 1848. I lavori durarono tre anni e furono eseguiti esclusivamente con a mano con picconi, martelli e cunei, e con un’illuminazione fornita solo da torce e candele. Il 25 maggio del 1855 ci fu l’inaugurazione del Tunnel Borbonico con il passaggio di Ferdinando II di Borbone, ma poi restò aperta al pubblico per soli 3 giorni. La galleria chiuse definitivamente per motivi economici e per la decadenza dei Borbone con l’arrivo dell’unità d’Italia. La Galleria Borbonica tornò nuovamente utile durante la seconda guerra mondiale, tra il 1939 e il 1945, quando il suo tunnel e le ex cisterne limitrofe furono utilizzate come ricovero bellico dei cittadini. Grazie a questo percorso segreto trovarono rifugio tra i 5.000 ed i 10.000 napoletani, molti dei quali avevano perso le case durante i bombardamenti subiti dalla città di Napoli sia da parte degli alleati sia dei tedeschi. Dopo la guerra e fino al 1970 la galleria fu utilizzata come Deposito Giudiziale Comunale e servì per immagazzinare tutto ciò che era stato estratto dalle macerie causate dai bombardamenti, ma anche tutto ciò che veniva recuperato da crolli, sfratti e sequestri, come motoveicoli e automobili.
Solo nel 2005 la galleria è stata riconsiderata dai geologi che cominciarono a scavare nel sottopassaggio rinvenendo man mano vari ambienti e riuscendo nel 2010 a riaprire la struttura al pubblico.

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